“Via libera alla VIncA per il progetto turistico di Macari e Castelluzzo”, è il comunicato social del 22 novembre 2025 del Comune di San Vito Lo Capo.
Ma facciamo ordine.
Con Decreto A.R.T.A. della Regione Siciliana è stato espresso parere positivo di Valutazione di Incidenza Ambientale (V. Inc. A.) livello 1-fase di screening ex art. 5, al progetto presentato dal Comune di San Vito Lo Capo, relativo alla gestione dei servizi turistici e altri esercizi accessori nelle aree in località “Macari e Castelluzzo” a servizio della zona di balneazione.
Qui il progetto –> LINK
Occorre sapere, anche, che aree di progetto sono interamente sottoposte a tutela (ZPS ITA 010029).
La storia.
La storia di San Vito Lo Capo, dei suoi cittadini, è costellata di battaglie significative, a iniziare da quando l’Assessore Vincenzo Occhipinti, pose le basi di un linguaggio nuovo che parlava “di paesaggio come diritto, ambiente come salute, territorio come bene comune“.
Nel 1980, la Marcia per lo Zingaro mobilitò centinaia di persone, portando all’istituzione di una riserva che, oggi, è l’emblema di un turismo sostenibile per tutto il territorio.
In ultimo, la recentissima mobilitazione per bloccare il progetto del Marina Bay, che avrebbe alterato per sempre l’ecosistema di San Vito Lo Capo.
La storia pare, però, sbiadire di fronte a un progetto di sviluppo volto a rendere il Golfo di Macari e Castelluzzo, riconosciuto da tutti come un presidio di bellezza naturale e biodiversità, l’ennesimo banale e omologato luogo dell’offerta turistica (un non-luogo).
Il Golfo di Macari e Castelluzzo.
E’ un unicum che si sviluppa da Custonaci a Castelluzzo, un patrimonio naturalistico ambientale di estremo pregio e valore (si pensi ai trottoir a vermeti, vivi, tra gli ultimi nel Mediterraneo).
Un tale luogo di particolare rarità merita, prima di essere “utilizzato”, un rigoroso quadro di riferimento tecnico-scientifico.
E merita anche processi decisionali basati su una condizione di dialogo e di confronto con i diversi soggetti che vivono nel territorio.
Il futuro è oggi.
La retorica della sostenibilità, infatti, cede il passo ad un presente fondato realmente sulla tutela del nostro capitale naturale e sul ruolo strategico della biodiversità nella mitigazione dei cambiamenti climatici.
Quale opportunità migliore di allineare il nostro modus operandi alle moderne strategie di transizione ecologica (anche turistica), se non quella di realizzare – nell’unica costa rimasta libera da un utilizzo sistematico – un progetto basato sulla valorizzazione dei servizi ecosistemici del territorio.
E invece…
Ciò che cogliamo è una forma di elusione della V. Inc. A., a vantaggio di un utilizzo del Golfo di Macari e Castelluzzo basato su motivazioni che facciamo fatica ad indovinare.
Desta preoccupazione la mancata valutazione circa l’effetto cumulo delle singole attività previste, cioè la pressione antropica che esse generano nel complesso, che si somma alla indiscutibile assenza di controllo sul territorio.
Appare anacronistica, in un Golfo emozionante per la bellezza e autenticità, la “collocazione di palchi e stand amovibili, con intelaiatura e tralicci in acciaio certificato”.
Inorridisce l’aumento delle concessioni balneari, nelle piccole calette.
Intristisce la presenza non integrata di distributori automatici.
Spaventano i (almeno) 900 veicoli nell’ultima area naturale costiera non urbanizzata.
Destabilizzano le immagini di progetto.
Non ingannano le parole – temporaneità, rimovibile, leggero – di un piano di sviluppo che ha poco di sinceramente sostenibile (lessico a parte).
Le domande.
In un contesto storico culturale in cui le amministrazioni sfidano l’ascesa bulimica dell’iper turismo studiando, al fianco di associazioni e operatori, come tutelare la propria specificità naturalistica, dove si colloca San Vito Lo Capo?
Quando il mondo, la politica globale, si muove per la rimozione di opere decontestualizzate (come palchi) da ambienti di valore, noi produciamo elaborati di progetto che sono, già di per sé, oltraggiosi alla vista per qualsiasi cittadina o cittadino che ami la propria terra. Per quanto, forse, meramente esemplificativi, non possiamo fare a meno di chiederci perchè dovremmo accettare, quindi normalizzare, simili esempi di appesantimento paesaggistico? Qual è la visione?
Ciò che stride con il paradiso di Macari e Castelluzzo è una progettualità stantia, basata su un’esperienza standardizzata, prevedibile, e lontana dall’autenticità, che alimenta il “solito” fenomeno turistico basato esclusivamente sul consumo di massa, lontano dalle odierne forme di viaggio votate alla ricerca dell’autenticità dei luoghi.
Quando San Vito Lo Capo intende guardare al futuro, a partire dalla elaborazione condivisa e scritta dei punti, dei principi, dei limiti e delle licenze, che guidano ogni singola scelta sul territorio?
IL CIRCOLO LEGAMBIENTE PIZZO COFANO CHIEDE UNA PROGETTUALITÀ INNOVATIVA, NELLA FORMA E NELLA SOSTANZA, E CONDIVISA ANZITEMPO. È UN DIRITTO. NON FARLO SIGNIFICA RIMANDARE IL PERCORSO DI CRESCITA CHE IL TERRITORIO MERITA.

L’immagine è meramente esemplificativa

Rispondi a Elena Mussinelli Annulla risposta